Chirurgia protesica dell'anca: quando è necessaria?

La protesi d’anca si rende necessaria quando l’articolazione, che unisce femore e acetabolo, subisce un grave danno. In simili circostanze, l'applicazione della protesi mira a ristabilire la normale mobilità articolare, che sarebbe, altrimenti, irrimediabilmente compromessa.

Abbiamo chiesto al prof. Alfredo Savarese, Responsabile dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia sez. IV dell’Istituto Clinico S. Rocco, in cosa consiste l’intervento protesico dell'anca. “Consiste nella sostituzione dell’articolazione dell’anca con una artificiale. Ciò avviene quando l’anca stessa è danneggiata da pregresse patologie (artrosi idiopatica, artrite reumatoide, esiti di lussazione congenita d’anca, esiti di fratture del femore o del bacino, esiti di infezioni, necrosi avascolare della testa femorale, ecc.) o da traumi come incidenti automobilistici e motociclistici”.

È vero che il sesso femminile è più esposto alla displasia dell'anca?

“Il sesso femminile è certamente più esposto alla coxartrosi displasica; in alcune regioni italiane, fortunatamente, la displasia dell'anca, intesa come lussazione vera e propria, è stata completamente debellata grazie ad un'intensa attività di prevenzione che ha portato ad uno screening che si esplica mediante l'esecuzione di una semplice ecografia nei primi tre mesi di vita. Mentre invece la displasia, intesa come minore alterazione strutturale congenita dell'anca, è purtroppo presente ancora e determina delle ridotte coperture della testa da parte dell'acetabolo. Una condizione che, in età adulta, dai 35 ai 60 anni, sfocia spesso in una coxartrosi secondaria displasica”.

Tornando alla chirurgia protesica dell’anca, quale via d’accesso predilige?

“La via d'accesso anteriore la utilizzo solo in casi selezionati. Propendo, invece, spesso per un mini accesso postero esterno, una rivisitazione della classica postero laterale grazie a cui si risparmiano tessuti e si privilegia un accesso mininvasivo”.

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