La frattura della caviglia coinvolge spesso anche le strutture anatomiche circostanti

La frattura della caviglia si manifesta in seguito ad un’eccessiva rotazione interna o esterna del piede che può essere provocata da diversi fattori: tecnicamente consiste nella rottura di tre ossa: parte distale della tibia, parte distale della fibula e astragalo.

In base a quali criteri vengono classificate le fratture della caviglia? “In base alla zona di osso che si rompe - ci ha spiegato il dott. Christian Jager, Responsabile dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia sez. II dell’Istituto Clinico San Rocco. Per esempio, una frattura al termine del perone è chiamata frattura del malleolo laterale, se sono rotti sia la tibia che il perone, la frattura si chiamerà frattura bimalleolare, se si rompe sia il perone che la tibia in due punti viene denominata frattura trimalleolare. Quest'ultime, talvolta, sono complicate dalla dislocazione della caviglia (lussazione) e vanno trattate in urgenza”. 

In caso di frattura quali articolazioni sono coinvolte?

“La caviglia, dove la tibia, il perone e l'astragalo si incontrano, e la sindesmosi, ossia il giunto tra la tibia e il perone, tenuto insieme da legamenti. Quest’ultimi contribuiscono a rendere stabile la caviglia”. Una volta chiarita l’anatomia della caviglia è bene specificare le cause principali che portano alla loro eventuale frattura.

“Una delle cause più frequenti di frattura della caviglia è una distorsione dovuta ad una torsione o rotazione della caviglia come succede tipicamente durante traumatismi ad alta energia (sport, incidenti stradali, ecc.)”.

Quali sono i sintomi ai quali prestare attenzione?

“I sintomi più comuni per una caviglia fratturata includono: dolore immediato e molto forte, nausea e talvolta sensazione di mancamento, gonfiore, lividi, impossibilità di mettere pesi sul piede traumatizzato e deformità (la caviglia appare fuori posto), in particolare quando l'articolazione della caviglia è lussata”. Qual è il trattamento più indicato? “C’è un approccio chirurgico, nel quale rientrano le fratture scomposte o quando la caviglia è instabile, ed uno non chirurgico, indicato invece per le fratture in cui l’osso rotto non è fuori posto (o lo è solo lievemente) per cui può essere sufficiente l’utilizzo di un semplice tutore bivalve o di un apparecchio gessato tipo stivaletto”.

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