Terapia parodontale nel paziente a rischio metabolico glicemico

Le parodontopatie, superfiaciali o profonde,  sono la causa principale della caduta dei denti già partire dai 30 anni di età; la placca batterica è il primo fattore responsabile della loro comparsa. Fondamentale una sua diagnosi precoce. 

La malattia parodontale, una volta chiamata piorrea, riveste una notevole importanza in termini di diffusione e gravità nella popolazione italiana e mondiale, causando notevoli disagi e difficoltà sia ai pazienti ammalati che al sistema pubblico o privato che se ne prende carico. Recenti studi hanno inoltre evidenziato come il diabete mellito di tipo due, patologia in crescita oggi vertiginosa, sia strettamente correlato a questa patologia del cavo orale grazie a meccanismi patogenetici e citochimici di recente spiegati e verificati, divenendo pertanto fattori aggravanti ed acceleranti l’un l’altro nelle reciproche patologie.

Come ci ha spiegato la dott.ssa Silvia Calebich, Responsabile del Servizio di Dialettologia dell’Istituto Clinico San Rocco, “un’indicazione utile che può sembrare banale ma che in realtà è molto importante è che quando i pazienti soffrono di parodontopatia e quindi hanno conclamate difficoltà masticatorie, generalmente propendono per cibi che hanno un alto indice glicemico proprio per l’impossibilità di masticare. Si nutrono, quindi, prevalentemente di carboidrati, zuccheri e yogurt che non fanno altro che peggiorare ulteriormente la situazione. Un’altra considerazione significativa è che per curare bene il paziente diabetico non bisogna solo tenere monitorata la glicemia ma avere sempre un occhio di riguardo a tutte le eventuali complicanze, micro e macro angiopatiche. Oggi siamo tenuti a scegliere dei farmaci che, oltre a controllare il paziente dal punto di vista metabolico, abbiano evidenza anche nella riduzione del rischio cardiovascolare”.

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